Esfoliazione viso: come farla bene, ogni quanto e con quale acido

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L’esfoliazione è lo step della skincare che dà più soddisfazione e che si sbaglia più spesso. Subito dopo la pelle è liscia, luminosa, «pulita» — e da lì parte la tentazione di rifarlo. Troppo, troppo spesso, con prodotti troppo aggressivi. Risultato: una pelle che invece di migliorare si arrossa, tira e diventa reattiva.

In questa guida vediamo come funziona l’esfoliazione, le differenze reali tra le famiglie di acidi (AHA, BHA, PHA), ogni quanto ha senso farla e perché il sole è il convitato di pietra di ogni routine esfoliante. Con le fonti, perché su questo tema circolano parecchie leggende.

Cos’è l’esfoliazione (e perché a volte serve)

La pelle si rinnova da sola: le cellule dello strato corneo si formano in profondità, migrano verso la superficie e si staccano. Questo distacco — la desquamazione — è regolato da enzimi e dipende da idratazione e pH. Quando il processo rallenta (età, freddo, disidratazione, alcune condizioni cutanee) le cellule morte si accumulano: la pelle appare opaca, ruvida, con grana irregolare. L’esfoliazione accelera o sostituisce questo distacco. È utile quando serve; inutile, o dannosa, quando la pelle sta già desquamando bene da sé.

Meccanica o chimica?

Due strade. L’esfoliazione meccanica (scrub, spazzole, spugne) rimuove le cellule per attrito: immediata ma poco controllabile, e con granuli aggressivi rischia microlesioni. L’esfoliazione chimica usa acidi che sciolgono i legami tra le cellule morte: più uniforme, più controllabile (si regola con concentrazione e pH) e con benefici aggiuntivi sul rinnovamento. Il resto di questa guida si concentra sull’esfoliazione chimica, che oggi è la più usata e la più fraintesa.

Le tre famiglie: AHA, BHA, PHA

AHA (alfa-idrossiacidi) — glicolico, lattico, mandelico. Idrosolubili, lavorano in superficie. Il meccanismo lo descrissero Van Scott e Yu già nel 1984: gli AHA indeboliscono la coesione tra i corneociti, favorendo il distacco ordinato delle cellule morte. L’acido glicolico è il più piccolo della famiglia, e quindi il più penetrante. Oltre all’esfoliazione, gli AHA hanno effetti documentati sul lungo periodo: in uno studio del 1996 (Ditre e colleghi), l’applicazione prolungata di AHA al 25% aumentava lo spessore cutaneo di circa il 25%. Il rovescio della medaglia è la fotosensibilità, di cui parliamo tra poco.

Per il dettaglio specifico sull’acido glicolico abbiamo già un approfondimento dedicato: Acido glicolico: l’esfoliante chimico che trasforma la pelle.

BHA (beta-idrossiacido) — l’acido salicilico. È liposolubile: penetra nel sebo e lavora dentro il poro, motivo per cui è l’acido d’elezione per pelli grasse e a tendenza acneica. È una famiglia a sé, con regole d’uso proprie, e merita un discorso dedicato.

PHA (poliidrossiacidi) — gluconolattone, acido lattobionico. Sono molecole più grandi (il gluconolattone ha peso molecolare 178 contro i circa 76 del glicolico): penetrano più lentamente e quindi esfoliano in modo più gentile. La letteratura (Grimes, Green e colleghi, 2004) li descrive con efficacia paragonabile agli AHA ma con minore irritazione sensoriale, compatibili con pelli sensibili, rosacea e dermatite atopica, e con proprietà umettanti e antiossidanti in più. Dettaglio non da poco: a differenza degli AHA, i PHA non sono associati a un aumento della fotosensibilità.

L’approfondimento Assenza sul PHA più gentile: Gluconolattone: l’esfoliante delicato per pelli sensibili.

Ogni quanto esfoliare (qui si sbaglia quasi sempre)

L’errore è quasi sempre per eccesso. Il rinnovamento epidermico è lento — settimane, non giorni — quindi esfoliare tutti i giorni non «accelera» nulla: logora la barriera. Per la maggior parte delle pelli, una o due volte a settimana è il limite ragionevole; le formule più gentili a base di PHA si tollerano anche un po’ più spesso. Quando si esagera, la barriera si indebolisce, la perdita d’acqua transepidermica (TEWL) aumenta e la pelle entra in quel circolo di rossore–bruciore–reattività che è l’esatto contrario di ciò che cercavi. Ne abbiamo parlato qui: Skin barrier compromessa: come riconoscerla dai segnali.

Il sole: il punto su cui non si transige

Gli AHA aumentano la sensibilità della pelle ai raggi UV. Lo studio di riferimento (Kaidbey, Kornhauser e colleghi, 2003) ha mostrato che l’applicazione a breve termine di acido glicolico al 10% aumenta i segni di danno UV superficiale — più «sunburn cells» e soglia di eritema più bassa. Importante essere precisi: l’aumento dei marcatori di danno al DNA (i CPD) c’era, ma non era statisticamente significativo. La FDA, riprendendo questi dati, indica un aumento di circa il 18% della sensibilità all’eritema dopo 4 settimane di uso, con forte variabilità tra individui.

La buona notizia: l’effetto è reversibile e rientra entro circa una settimana dalla sospensione, e nei test a lungo termine il glicolico non è risultato fotocancerogeno. La conseguenza pratica è una sola: con gli AHA, la protezione solare quotidiana non è un consiglio, è parte del trattamento. I PHA, più delicati, non condividono questo aumento di fotosensibilità — ma un buon SPF resta comunque buona regola.

Un esempio pratico: AHA e PHA insieme

Il modo più elegante di esfoliare è mettere insieme efficacia e tolleranza. È l’idea dietro il Radiance Peeling Gel di Assenza, che combina acido glicolico al 10% (l’AHA che fa il lavoro) e gluconolattone al 5% (il PHA che ammorbidisce l’impatto e aggiunge idratazione). Si usa la sera, una-due volte a settimana per iniziare, su pelle pulita e asciutta — e il mattino dopo, SPF non negoziabile. È un buon esempio di come la sinergia tra due famiglie di acidi permetta un’esfoliazione efficace ma più gestibile anche su pelli non abituate.

Cosa l’esfoliazione NON fa

Una doverosa dose di anti-hype, perché le promesse abbondano:

Non restringe i pori per sempre. Libera i pori e li fa sembrare più piccoli finché la pelle è levigata, ma non ne cambia il diametro strutturale.

Non sostituisce la protezione solare. Al contrario: con gli AHA la rende ancora più necessaria.

Non vale il «più è meglio». Oltre la soglia, ogni esfoliazione in più toglie invece di aggiungere.

Non «detossifica». La pelle non si disintossica con un acido: questo è marketing, non fisiologia.

Quando fermarsi

Se dopo l’esfoliazione la pelle brucia a lungo, resta arrossata o reagisce a prodotti che prima tolleravi: stop, e si lavora sul ripristino della barriera prima di riprendere. Se i segnali persistono nonostante la pausa, è il momento di un parere dermatologico — soprattutto in presenza di rosacea, dermatiti o reattività importante.

Fonti

1. Van Scott EJ, Yu RJ. Hyperkeratinization, corneocyte cohesion, and alpha hydroxy acids. J Am Acad Dermatol. 1984;11(5 Pt 1):867–879. PMID: 6096420.

2. Ditre CM, Griffin TD, Murphy GF, et al. Effects of alpha-hydroxy acids on photoaged skin: a pilot clinical, histologic, and ultrastructural study. J Am Acad Dermatol. 1996;34(2 Pt 1):187–195.

3. Berardesca E, Distante F, Vignoli GP, et al. Alpha hydroxyacids modulate stratum corneum barrier function. Br J Dermatol. 1997;137(6):934–938.

4. Kaidbey K, Sutherland B, Bennett P, Wamer WG, Barton C, Dennis D, Kornhauser A. Topical glycolic acid enhances photodamage by ultraviolet light. Photodermatol Photoimmunol Photomed. 2003;19(1):21–27.

5. Grimes PE, Green BA, Wildnauer RH, Edison BL. The use of polyhydroxy acids (PHAs) in photoaged skin. Cutis. 2004;73(2 Suppl):3–13.

6. Edison BL, Green BA, Wildnauer RH, Sigler ML. A polyhydroxy acid skin care regimen provides antiaging effects comparable to an alpha-hydroxy acid regimen. Cutis. 2004;73(2 Suppl):14–17.

7. U.S. Food and Drug Administration. Alpha Hydroxy Acids. fda.gov/cosmetics — dati su fotosensibilità (aumento ~18% dell’eritema UV, reversibile entro una settimana) e raccomandazione d’uso del filtro solare.

Le informazioni di questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere di un dermatologo. In presenza di condizioni cutanee diagnosticate o terapie in corso, consulta il tuo medico prima di modificare la routine.

Domande frequenti sull’esfoliazione viso

Ogni quanto si dovrebbe esfoliare il viso?

Per la maggior parte delle pelli, una o due volte a settimana è il limite ragionevole. Le formule più gentili a base di PHA (gluconolattone, acido lattobionico) si tollerano anche un po’ più spesso. Esfoliare tutti i giorni non «accelera» il rinnovamento cutaneo — che resta nei suoi tempi fisiologici di settimane — e nella maggior parte dei casi danneggia la barriera.

Meglio esfoliare al mattino o alla sera?

Alla sera. Tutti gli acidi esfolianti rendono la pelle più sensibile alla luce solare (gli AHA in particolare). Applicarli la sera evita l’esposizione UV nelle ore subito successive, quando la sensibilità è più alta. Il mattino dopo, SPF non negoziabile.

Quale acido scegliere per la pelle sensibile?

I PHA — in particolare il gluconolattone — sono la scelta più indicata. Le molecole più grandi penetrano lentamente, esfoliano in modo gentile e non aumentano la fotosensibilità come fanno gli AHA. La letteratura li considera compatibili anche con rosacea e dermatite atopica.

Si può usare l’esfoliante chimico se si fa anche il retinolo?

Sì, ma non la stessa sera. Retinolo ed esfolianti chimici sono entrambi attivi che agiscono sul rinnovamento cutaneo: usarli insieme moltiplica lo stress sulla barriera. Si alternano nelle sere (esempio: esfoliante lunedì e giovedì, retinolo le altre sere, una sera off per recupero) o si separano nettamente nei periodi.

Come capire se sto esagerando con l’esfoliazione?

I segnali sono chiari: pelle che brucia a lungo dopo l’applicazione, rossori che durano ore o giorni, sensazione di pelle ruvida «nonostante» l’esfoliazione, comparsa di piccole imperfezioni o reattività a prodotti che prima toleravi. È il momento di sospendere per almeno 2–3 settimane e lavorare sul ripristino della barriera prima di riprendere.

Il Radiance Peeling Gel è adatto alla pelle sensibile?

Il Radiance Peeling Gel di Assenza combina acido glicolico al 10% e gluconolattone al 5%: il gluconolattone smussa l’impatto del glicolico, rendendo il prodotto più gestibile anche su pelli non abituate. Detto questo, su pelli molto reattive o con barriera compromessa conviene partire da una formula solo PHA e introdurre il glicolico solo dopo il ripristino. In caso di rosacea conclamata, il riferimento resta il dermatologo.

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